Opere, testimonianze e letture di approfondimento sono distinte. Le date si riferiscono alla composizione o alla prima pubblicazione, secondo le indicazioni di ogni voce.
Ambito della bibliografia
Il catalogo comprende dieci trattati dei Dialogi (dodici libri perché L’ira ne ha tre), 124 Lettere a Lucilio, Benefici, Clemenza, Questioni naturali, Apocolocintosi e dieci tragedie tramandate. Ottavia è generalmente respinta; Ercole sull’Eta resta discusso. Resti perduti e libri integri sono distinti; l’inventario epistolare è completo soltanto per la sequenza 1–124 di Gummere. Epigrammi pseudonimi, rimedi e carteggio tardo con Paolo sono esclusi dal corpus sicuro.
Le 124 lettere conservate trasformano avvenimenti quotidiani, letture e conversazioni in una formazione continua all’etica stoica. Lucilio è amico destinatario e interlocutore letterario; la serie alterna consigli pratici e argomenti impegnativi su virtù, conoscenza e felicità.
Questo breve dialogo rivolto a Lucilio domanda perché i buoni soffrano se la provvidenza governa l’universo. Seneca paragona l’avversità a un allenamento impegnativo e alla disciplina paterna: la virtù resta un bene che le circostanze ostili non possono sottrarre.
Rivolgendosi a Sereno, Seneca difende il paradosso secondo cui il saggio non subisce offesa o ingiuria morale. Si tratta dell’integrità della virtù, non di invulnerabilità fisica; le umiliazioni rivelano la dipendenza dall’approvazione pubblica.
Tre libri rivolti a Novato analizzano l’ira come desiderio di punire un’offesa percepita. Seneca unisce teoria del giudizio, rinvio della reazione, educazione ed esame di sé; nega che l’ira sia necessaria al coraggio o alla giustizia.
Seneca si rivolge a Marcia dopo la morte del figlio Metilio, intrecciando argomenti filosofici ed esempi di genitori in lutto. Ricorda anche suo padre Cremuzio Cordo, i cui scritti storici furono salvati da lei dalla repressione politica.
Rivolgendosi a Gallione, Seneca fonda la felicità sul vivere secondo ragione, anziché seguire la folla o cercare piacere. Risponde poi all’accusa d’incoerenza rivolta a un filosofo ricco; la conclusione del testo conservato è incompleta.
Questo dialogo incompleto esamina quando ritirarsi dalla vita pubblica sia compatibile con il dovere stoico. Seneca distingue il servizio a una città particolare dall’appartenenza alla comunità degli esseri razionali: anche lo studio può giovare agli altri.
Sereno descrive una mente divisa tra semplicità, lusso, servizio pubblico e ritiro. Seneca risponde con una concezione flessibile della stabilità: valutare le proprie capacità, scegliere impegni utili e dare spazio all’amicizia e al riposo.
Rivolgendosi a Paolino, Seneca spiega la brevità apparente della vita con il tempo ceduto ad ambizione, distrazioni e richieste altrui. L’ozio filosofico trasforma il rapporto con il presente e con i pensatori passati; non serve semplicemente a produrre di più.
Scritta durante l’esilio, questa consolazione si rivolge al liberto imperiale Polibio dopo la morte del fratello. I consigli sul lutto accompagnano l’elogio di Claudio, rendendo visibile la tensione tra filosofia e speranza del ritorno.
Seneca consola la madre per il proprio esilio in Corsica. Invertendo la direzione attesa del conforto, sostiene che lo spostamento non sottrae natura, pensiero o virtù, e incoraggia Elvia a riprendere gli studi.
Sette libri esaminano dono, ricezione, gratitudine e ingratitudine nei rapporti romani di obbligazione. Seneca colloca il beneficio nell’intenzione del donatore, non nell’oggetto trasferito, e affronta casi riguardanti schiavi, governanti e potere diseguale.
Rivolto al giovane Nerone, questo trattato incompleto presenta la moderazione della pena come virtù distintiva del sovrano. L’elogio propone un ideale da incarnare lasciando quasi intatta la concentrazione del potere imperiale.
Questi libri indagano fenomeni atmosferici e terrestri: arcobaleni, tuoni, acque, nubi, venti, terremoti e comete. Spiegazioni fisiche e riflessioni morali si alternano; ordine tramandato e divisione in sette o otto libri variano tra le edizioni.
Questa satira menippea segue Claudio morto nella fallita divinizzazione e nell’umiliante discesa agli inferi. Prosa e versi denunciano l’ingiustizia imperiale attraverso il grottesco; il rapporto esatto tra titolo tramandato e testo resta discusso.
Tornato dagli inferi e sconfitto il tiranno Lico, Ercole viene fatto impazzire da Giunone e uccide la propria famiglia. La forza eroica diventa catastrofe; sopravvivere richiede l’aiuto degli altri.
Dopo la distruzione di Troia, le prigioniere attendono la schiavitù mentre i Greci esigono la morte di Polissena e Astianatte. La vittoria diventa studio del dolore civile e della riproduzione della violenza.
Questa tragedia incompleta presenta Edipo con Antigone e poi Giocasta che cerca di impedire la guerra tra Eteocle e Polinice. Le scene conservate chiedono se i legami familiari possano interrompere la lotta sovrana.
Abbandonata da Giasone e minacciata d’esilio, Medea distrugge il nuovo matrimonio di lui e uccide i figli. Seneca accentua dialogo interiore, magia e costruzione deliberata dell’identità attraverso la vendetta.
Fedra desidera il figliastro Ippolito; il rifiuto conduce a una falsa accusa e alla sua morte per la maledizione di Teseo. L’opera esplora desiderio, vergogna e autorità disastrosa di un giudizio senza ascolto.
La peste spinge Edipo a indagare la contaminazione nascosta di Tebe. Profezia, necromanzia e testimonianze rivelano che il re è figlio e assassino di Laio: conoscere diventa inseparabile dalla paura.
Il ritorno trionfale di Agamennone da Troia termina nell’assassinio per mano di Clitennestra ed Egisto. La visione profetica di Cassandra e i crimini degli Atridi trasformano la vittoria in un nuovo episodio di violenza reciproca.
Atreo attira il fratello Tieste a corte fingendo riconciliazione, poi gli serve la carne dei figli assassinati. La tragedia indaga la tirannide come costruzione deliberata dell’ignoranza e dell’impotenza altrui.
Tramandata tra le tragedie senecane ma di attribuzione discussa, questa lunga opera racconta la morte di Ercole causata dalla veste avvelenata inviata da Deianira. Agonia, incomprensione familiare ed elevazione finale ridefiniscono la resistenza eroica.
Questa tragedia storica romana anonima rappresenta il ripudio di Ottavia da parte di Nerone e il matrimonio con Poppea. Seneca compare come consigliere; tramandata con le sue tragedie, è generalmente ritenuta posteriore.
Citazioni successive conservano tracce di opere perdute, tra cui La superstizione, Il matrimonio e le Esortazioni. Le raccolte moderne ricostruiscono resti da testimoni distinti; non costituiscono un libro continuo lasciato da Seneca.