Io e Lui al caffè
Seguite il duello fra il filosofo e il nipote di Rameau per vedere come un dialogo possa lasciar parlare con tutta la sua forza la voce più inquietante.
Introduzione originale. Questa guida accompagna la lettura dell’opera: non ne costituisce il testo integrale né una traduzione.
Collocare il testo
Iniziato verso il 1761 in reazione alla commedia I filosofi di Palissot, che nel 1760 aveva messo in ridicolo Diderot e i suoi amici, il dialogo fu rimaneggiato per anni e mai pubblicato dall’autore. Apparve dapprima nella traduzione tedesca di Goethe nel 1805, e il manoscritto autografo riemerse solo nel 1890, sicché la sua stessa storia è una lezione di scrittura clandestina. In un caffè di Parigi un filosofo chiamato Io incontra Lui, il nipote squattrinato e geniale del compositore Jean-Philippe Rameau, parassita delle case ricche che imita musicisti, mendicanti e protettori in pantomime abbaglianti. La conversazione spazia dal genio alla morale, dalla musica all’educazione e all’adulazione, e il quadro senza veli che il cinico offre di una società di sfruttamento reciproco si rivela difficile da confutare.
Seguire gli argomenti
Pantomima : Il nipote mima con tutto il corpo l’intero mondo sociale e mostra che quasi tutti, ministro o cortigiano, assumono le «posizioni» dell’adulazione davanti a qualcuno più forte. Genio e morale : Si deve preferire un genio che fa soffrire i suoi cari a un uomo dabbene senza talento? Il dialogo ripropone la domanda a proposito di Racine senza mai risolverla. Una coscienza lacerata : Hegel lesse nel nipote la voce di una cultura che vede attraverso i propri valori, una discordia consapevole di sé più lucida della calma onesta del filosofo.
Continuare la lettura
Leggete il ritratto iniziale del nipote, la pantomima dei pezzenti e la discussione sul genio; badate a chi parla, perché il filosofo non sempre vince la disputa che sembra mettere in scena. Iniziato verso il 1761 in reazione alla commedia I filosofi di Palissot, che nel 1760 aveva messo in ridicolo Diderot e i suoi amici, il dialogo fu rimaneggiato per anni e mai pubblicato dall’autore. Apparve dapprima nella traduzione tedesca di Goethe nel 1805, e il manoscritto autografo riemerse solo nel 1890, sicché la sua stessa storia è una lezione di scrittura clandestina.
Diderot non confuta il suo cinico; lascia parlare insieme la lucidità e la bassezza, così che il lettore deve decidere da sé che cosa richieda una vita onesta.
Ora tocca a te pensare.
- Che cosa rivela la pantomima dei pezzenti sul potere e sulla dipendenza nella società?
- Il filosofo risponde al cinismo del nipote, o il dialogo lo lascia in piedi?
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