La rivolta e i suoi limiti
Ricostruite come il rifiuto di uno schiavo diventi un valore condiviso da tutti e come le rivoluzioni che uccidono in nome della storia tradiscano quell’origine.
Introduzione originale. Questa guida accompagna la lettura dell’opera: non ne costituisce il testo integrale né una traduzione.
Collocare il testo
Pubblicato da Gallimard nell’ottobre 1951, il saggio prolunga il ragionamento del Mito di Sisifo: se l’assurdo vieta il suicidio, vieta anche l’omicidio legittimato. La sua critica di Hegel, di Marx e dei campi sovietici, scritta nel pieno della guerra fredda, gli valse nel maggio 1952 la recensione ostile di Francis Jeanson su Les Temps modernes e ad agosto la risposta di Sartre a Camus, che pose fine alla loro amicizia. Camus si chiede se l’omicidio possa mai essere giustificato e segue la rivolta dal suo primo moto, il no di uno schiavo che afferma anche un valore comune, attraverso la rivolta metafisica contro Dio in Sade, Ivan Karamazov e Nietzsche, fino alla rivolta storica, dai regicidi del 1793 agli Stati nazista e sovietico. Sostiene che la rivoluzione tradisce la rivolta quando uccide in nome della storia, e conclude invocando un pensiero della misura e dei limiti.
Seguire gli argomenti
Un no che dice sì : Il ribelle rifiuta un ordine intollerabile, ma nel rifiuto scopre un limite e una parte di sé che condivide con tutti: così la rivolta fonda la solidarietà. La rivolta metafisica : Da Sade ai surrealisti, la protesta contro la condizione umana e contro Dio tende a sfociare nella volontà di rifare il mondo senza limiti, a prezzo del delitto. Delitti di logica : I grandi delitti del secolo sono delitti di logica, giustificati da dottrine; la rivolta conserva la sua verità solo se rifiuta di uccidere in nome di un avvenire astratto.
Continuare la lettura
Leggete l’introduzione e il primo capitolo, poi, nella parte storica, le pagine sugli assassini delicati del 1905, e concludete con Il pensiero meridiano, confrontandolo con il successivo scambio con Sartre. Pubblicato da Gallimard nell’ottobre 1951, il saggio prolunga il ragionamento del Mito di Sisifo: se l’assurdo vieta il suicidio, vieta anche l’omicidio legittimato. La sua critica di Hegel, di Marx e dei campi sovietici, scritta nel pieno della guerra fredda, gli valse nel maggio 1952 la recensione ostile di Francis Jeanson su Les Temps modernes e ad agosto la risposta di Sartre a Camus, che pose fine alla loro amicizia.
La rivolta conserva il suo senso solo rispettando il limite scoperto nel suo primo moto; quando acconsente per principio all’omicidio, diventa l’oppressione che combatteva.
Ora tocca a te pensare.
- In che senso il no del ribelle contiene già un sì, e a che cosa dice sì?
- Una giusta causa può mai rendere legittimo l’omicidio, e che cosa suggerisce la scelta di Kaljaev sui limiti dell’azione politica?
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