Buddhismo antico · via di mezzo · c. 563 – c. 483 a.C. (date tradizionali)

Buddha

Comprendere la sofferenza per liberarsene.

Lumbini · Bodh Gaya · Sarnath · Kushinagar
Ritratti: evocazioni artistiche
Biografia

Il filo di una vita.

Siddhattha Gotama, chiamato il Buddha, «il Risvegliato», fu un maestro itinerante della pianura del Gange i cui discorsi, memorizzati e trasmessi dalla sua comunità, stanno all’origine delle tradizioni buddhiste. Insegnò una via di mezzo tra indulgenza e mortificazione, un’analisi della sofferenza e delle sue cause e un addestramento in etica, meditazione e conoscenza; non si conserva alcun testo scritto di sua mano.

c. 563 BCE

Nascita tra i Sakya

La tradizione colloca la nascita a Lumbinī, nelle terre dei Sakya ai piedi dell’Himalaya; molti storici preferiscono una data più tarda.

c. 534 BCE

La partenza

A ventinove anni lasciò la vita familiare per diventare rinunciante errante in cerca di liberazione.

c. 528 BCE

Risveglio e primo discorso

Dopo anni di meditazione e ascesi raggiunse il risveglio a Uruvelā, poi istruì cinque compagni presso Benares.

c. 528–483 BCE

Insegnamento e comunità

Insegnò nel Magadha e nel Kosala e fondò ordini di monaci e monache sostenuti da seguaci laici.

c. 483 BCE

Estinzione finale

Morì intorno agli ottant’anni a Kusinārā; le reliquie furono divise tra diverse comunità.

1st century BCE

Il canone per iscritto

A Sri Lanka alcuni monaci misero per iscritto il canone pali dopo secoli di trasmissione orale.

Comprendere una vita in profondità

01Tra i Sakya

Siddhattha Gotama, in sanscrito Siddhārtha Gautama, nacque tra i Sakya, popolo delle pendici himalayane la cui città principale era Kapilavatthu; un pilastro eretto dall’imperatore Asoka indica Lumbinī come suo luogo di nascita. Le biografie tarde ne fanno un principe cresciuto nel lusso di un palazzo, ma i Sakya sembrano essere stati governati da un’assemblea, e il padre Suddhodana era probabilmente un nobile eminente più che un grande re. La tradizione nomina la madre Māyā, la zia e madre adottiva Mahāpajāpatī, la moglie Yasodharā e il figlio Rāhula. Le date tradizionali, circa 563–483 a.C., si fondano su cronologie posteriori; molti storici collocano oggi la sua morte più vicino al 400 a.C.

02Partenza e risveglio

Secondo un passo del canone, Gotama lasciò la vita familiare a ventinove anni per diventare un rinunciante errante, via allora condivisa da molti cercatori. Apprese la meditazione da Āḷāra Kālāma e Uddaka Rāmaputta, ne padroneggiò gli stati di assorbimento e li giudicò insufficienti. Praticò poi digiuni e mortificazioni severe con cinque compagni, fino a sfiorare la morte, e abbandonò quei metodi. Seduto sotto un albero a Uruvelā, l’odierna Bodh Gaya, raggiunse il risveglio: la comprensione di come la sofferenza sorge e di come cessa. I quattro incontri o la grande battaglia contro l’esercito di Māra sono sviluppati da biografie più tarde; vanno letti come racconti che insegnano, non come cronaca.

03Insegnare nella pianura del Gange

Il primo discorso, rivolto ai cinque antichi compagni nel parco delle gazzelle di Isipatana, presso Benares, espone la via di mezzo e le quattro nobili verità. Per circa quarantacinque anni Gotama percorse le città del Magadha e del Kosala, trascorrendo la stagione delle piogge in parchi donati da protettori come il re Bimbisāra o il mercante Anāthapiṇḍika. Fondò una comunità di monaci e poi, secondo la tradizione, di monache, la prima delle quali fu Mahāpajāpatī; le condizioni poste alla loro ordinazione sono discusse. Insegnò a brahmani, asceti giainisti, sovrani e laici, adattò le parole a ciascun uditorio e giudicò le persone dalla condotta più che dalla nascita.

04Estinzione finale ed eredità plurale

Intorno agli ottant’anni Gotama morì a Kusinārā; il Grande discorso sull’estinzione finale narra il suo ultimo viaggio e le ultime parole, che esortano i discepoli a impegnarsi con vigilanza, poiché tutte le cose condizionate passano. Le reliquie furono divise e custodite in stupa. Secondo la tradizione, un concilio riunito a Rājagaha recitò poco dopo il suo insegnamento; la trasmissione si divise poi in scuole, l’imperatore Asoka sostenne la comunità nel III secolo a.C. e il canone pali fu messo per iscritto a Sri Lanka nel I secolo a.C. Testi paralleli sopravvivono in gandhari, sanscrito, cinese e tibetano. Non esiste alcuno scritto di sua mano: gli studiosi confrontano questi strati per avvicinarsi al suo insegnamento.

Un’eredità e le sue tensioni.

Il suo insegnamento ha dato origine alle tradizioni Theravāda, Mahāyāna e Vajrayāna in tutta l’Asia e, dal XIX secolo, a studi e pratiche occidentali, dalla lettura di Schopenhauer ai moderni movimenti di meditazione. Gli storici distinguono gli strati testuali antichi dalle leggende successive e leggono i canoni come opera di comunità più che come resoconto dettato da un solo uomo.

Fonti e riferimenti

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