Nascita a Bermersheim
Nacque presso Alzey in una famiglia nobile, di cui era la decima figlia, e fu destinata fin dall’infanzia alla vita religiosa.
Dire e scrivere ciò che si vede e si ode: il mondo è l’opera viva di Dio.
Magistra benedettina della Renania, Ildegarda di Bingen mise per iscritto in latino, dal 1141, le visioni che diceva di ricevere dalla «luce vivente». Fondò i monasteri di Rupertsberg e di Eibingen, scrisse tre grandi opere visionarie, libri sulla natura e sulla medicina, canti liturgici e un dramma morale cantato, fu in corrispondenza con papi e imperatori e predicò in pubblico, ruolo eccezionale per una donna del suo tempo.
Nacque presso Alzey in una famiglia nobile, di cui era la decima figlia, e fu destinata fin dall’infanzia alla vita religiosa.
Fu reclusa con Jutta di Sponheim accanto ai monaci benedettini del Disibodenberg, dove più tardi pronunciò i voti.
Una luce di fuoco, racconta, le inondò la mente e le ordinò di mettere per iscritto le visioni; lo Scivias la impegnò per dieci anni.
Papa Eugenio III lesse brani della sua opera davanti ai vescovi riuniti e la incoraggiò a continuare a scrivere.
Trasferì la sua comunità in un nuovo monastero sul Rupertsberg, presso Bingen, e nel 1165 fondò una seconda casa a Eibingen.
Poco dopo che i prelati di Magonza ebbero tolto l’interdetto al suo monastero, morì al Rupertsberg il 17 settembre.
Ildegarda nacque nel 1098 a Bermersheim, presso Alzey, decima figlia dei nobili Hildebert e Mechthild, che la destinarono alla vita religiosa. Ancora fanciulla fu affidata a Jutta di Sponheim e, secondo la biografia di Jutta, le due furono recluse nel 1112 in una cella accanto ai monaci benedettini del Disibodenberg. Lì Ildegarda imparò il salterio, la liturgia e abbastanza latino da leggere la Scrittura, benché in seguito si definisse indotta. Fin dalla prima infanzia vedeva una luce abbagliante, ma non ne parlò quasi con nessuno. Alla morte di Jutta, nel 1136, la comunità femminile, sempre più numerosa, la elesse magistra.
Nel 1141, quando aveva quarantadue anni e sette mesi, Ildegarda racconta che una luce di fuoco scesa dal cielo aperto le inondò il cervello e il cuore e le fece comprendere d’un tratto i Salmi, i Vangeli e gli altri libri della Scrittura. Una voce le ordinò di dire e scrivere ciò che vedeva e udiva. Dopo aver esitato ed essersi ammalata, cominciò lo Scivias con l’aiuto del monaco Volmar, suo segretario, e della monaca Richardis di Stade. Verso il 1146 cercò l’appoggio di Bernardo di Chiaravalle e, al sinodo di Treviri del 1147–1148, papa Eugenio III lesse brani della sua opera e la incoraggiò a continuare a scrivere.
Verso il 1150, nonostante la resistenza dei monaci del Disibodenberg, Ildegarda trasferì le sue monache in un nuovo monastero sul Rupertsberg, presso Bingen, e nel 1165 fondò una seconda casa a Eibingen, sull’altra riva del Reno. Difese l’indipendenza della sua fondazione, pianse amaramente la partenza di Richardis, che nel 1151 andò a reggere un altro monastero, e ottenne nel 1163 un diploma di protezione da Federico Barbarossa. Fra il 1158 e il 1171 circa compì viaggi di predicazione a Magonza, Würzburg, Bamberga, Treviri, Metz, Colonia e in Svevia, denunciando la negligenza del clero e i catari. Restano circa quattrocento lettere della sua corrispondenza con papi, vescovi, sovrani, monaci e laici.
Dopo lo Scivias, Ildegarda scrisse il Libro dei meriti della vita fra il 1158 e il 1163 e il Libro delle opere divine fra il 1163 e il 1173 circa, in cui l’essere umano sta al centro del cosmo. Compose inoltre una settantina di canti e l’Ordo Virtutum, scrisse sulla natura e sulla medicina, redasse vite di santi locali e inventò una lingua, la Lingua ignota. Nel 1178 rifiutò di far esumare un nobile, un tempo scomunicato, sepolto al Rupertsberg, sostenendo che si era riconciliato con la Chiesa; i prelati di Magonza colpirono la sua comunità con l’interdetto fino al marzo 1179. Morì al Rupertsberg il 17 settembre 1179.
Venerata poco dopo la morte, Ildegarda fu onorata come santa nei calendari locali benché i processi di canonizzazione avviati sotto Gregorio IX e Innocenzo IV non si siano mai conclusi; nel 2012 Benedetto XVI estese il suo culto a tutta la Chiesa e la proclamò dottore della Chiesa. Negli ultimi decenni i suoi canti sono stati ampiamente registrati ed eseguiti, e gli storici della teologia, della scienza e della scrittura femminile ne studiano le opere, mentre la moderna «medicina di Ildegarda» va ben oltre ciò che i suoi testi contengono.
Fonti e riferimenti