Storiografia araba · scienza della civiltà · 1332–1406

Ibn Khaldun

Leggere la storia alla luce della natura della società umana.

Tunisi · Fez · Il Cairo
Biografia

Il filo di una vita.

ʿAbd al-Rahman ibn Khaldun, nato a Tunisi da una famiglia di origine andalusa, trascorse la vita fra le corti del Nordafrica, Granada e il Cairo mamelucco come segretario, ambasciatore, maestro e giudice malikita. Da quell’esperienza di dinastie che sorgono e crollano trasse la Muqaddima, che mette alla prova i racconti storici alla luce della natura della società umana e spiega il potere politico con la solidarietà di gruppo, il passaggio dal deserto alla città e il declino portato dal lusso.

1332

Nascita a Tunisi

ʿAbd al-Rahman ibn Khaldun nacque nella Tunisi hafside in una famiglia di dotti e funzionari che aveva lasciato Siviglia all’epoca della sua conquista da parte della Castiglia nel 1248.

1348–1349

La peste nera

L’epidemia che devastò il Nordafrica uccise entrambi i genitori e molti dei suoi maestri, perdita che egli descrisse più tardi come un restringersi della civiltà stessa.

1354–1365

Corti del Maghreb e di al-Andalus

Servì i merinidi a Fez, dove trascorse quasi due anni in prigione, poi i nasridi di Granada e l’emiro hafside di Bugia.

1375–1378

Ritiro a Qalʿat Ibn Salama

Protetto da una tribù in un castello dell’attuale Algeria, stese la Muqaddima in circa cinque mesi e ne completò la prima versione nel 1377.

1384

Giudice al Cairo

Il sultano Barquq lo nominò gran qadi malikita; lo stesso anno la moglie e i figli annegarono nel naufragio della loro nave al largo di Alessandria.

1401–1406

Tamerlano e gli ultimi anni

Davanti a Damasco assediata incontrò Tamerlano e ne registrò i colloqui; morì al Cairo nel 1406, poche settimane dopo la sua sesta nomina a giudice.

Comprendere una vita in profondità

01Tunisi, gli studi e la peste

ʿAbd al-Rahman ibn Khaldun nacque a Tunisi nel 1332 in una famiglia di ascendenza araba che per generazioni aveva ricoperto cariche a Siviglia prima di stabilirsi in Ifriqiya verso il 1248. Il padre, uomo di cultura, gli insegnò il Corano, la grammatica araba e la poesia, e altri maestri lo formarono nell’hadith e nel diritto malikita. Quando il sultano merinide Abu l-Hasan occupò Tunisi nel 1347, giunsero al suo seguito dotti di Fez, fra cui al-Abili, che iniziò il giovane alla logica, alla matematica e alla filosofia. La peste del 1348–1349 uccise i suoi genitori e molti dei suoi maestri. Nel 1352 ottenne il primo incarico alla corte hafside, con il compito di scrivere la formula di lode che autenticava gli atti ufficiali, ma presto lasciò Tunisi in cerca di una carriera più ampia.

02Corti, prigione e ambascerie

Nel 1354 Ibn Khaldun entrò a Fez nella cerchia di dotti del sultano merinide Abu ʿInan e divenne uno dei suoi segretari. Sospettato di cospirare con il deposto emiro hafside di Bugia, fu incarcerato dal 1357 fino alla morte del sultano nel 1358. Sotto Abu Salim divenne segretario particolare del sovrano e poi giudice dei ricorsi contro i funzionari; nel 1362 si trasferì a Granada, dove il visir e scrittore Ibn al-Khatib lo accolse alla corte di Muhammad V. Inviato nel 1364 in ambasceria presso Pietro I di Castiglia a Siviglia, rifiutò l’offerta del re di restare e recuperare le terre della famiglia. Dal 1365 servì l’emiro di Bugia come ciambellano e per il decennio seguente passò da un sovrano all’altro, negoziando spesso per loro con tribù arabe e berbere.

03Il ritiro da cui nacque la Muqaddima

Nel 1375, stanco della politica, Ibn Khaldun si ritirò con la famiglia a Qalʿat Ibn Salama, un castello sotto la protezione degli Awlad ʿArif nell’attuale Algeria nord-occidentale. Lì, come avrebbe ricordato più tardi, parole e idee gli affluivano alla mente, e in circa cinque mesi, entro il 1377, completò la prima versione della Muqaddima, introduzione a una storia universale. Avendo bisogno di libri che al castello mancavano, tornò nel 1378 a Tunisi, dove terminò la storia dei berberi e offrì una copia dell’opera al sultano hafside Abu l-ʿAbbas. Gli attriti con il giurista Ibn ʿArafa e le pretese del sultano sul suo tempo lo spinsero nel 1382 a imbarcarsi per Alessandria, ufficialmente per compiere il pellegrinaggio.

04Maestro, giudice e testimone al Cairo

Nel Cairo mamelucco Ibn Khaldun insegnò ad al-Azhar e in diverse madrase, e nel 1384 il sultano Barquq lo nominò gran qadi malikita. La sua severità contro la corruzione e i traffici d’influenza gli procurò nemici: destituito e reintegrato più volte, ricoprì la carica sei volte in tutto. Lo stesso anno la moglie e i figli, che navigavano da Tunisi per raggiungerlo, annegarono in un naufragio al largo di Alessandria. Compì il pellegrinaggio alla Mecca nel 1387 e continuò a rivedere il Kitab al-ʿIbar e l’autobiografia. Nel 1401, dopo aver seguito l’esercito mamelucco a Damasco, si fece calare con una corda dalle mura della città assediata per incontrare Tamerlano, trascorse diverse settimane nel suo accampamento e scrisse per lui una descrizione del Maghreb. Morì al Cairo il 17 marzo 1406 e fu sepolto nel cimitero sufi fuori da Bab al-Nasr.

Un’eredità e le sue tensioni.

Storici ottomani come Naima applicarono al proprio impero la sua teoria del declino dinastico, e dopo la traduzione francese di de Slane, uscita fra il 1863 e il 1868, i lettori europei lo salutarono come precursore della sociologia, dell’economia e della filosofia della storia. Le sue analisi della solidarietà, del potere statale e della tassazione sono ancora discusse da storici, teorici sociali ed economisti, mentre gli specialisti insistono nel leggerlo all’interno della cultura giuridica, teologica e filosofica del suo tempo.

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