Repubblicanesimo fiorentino · realismo politico · 1469–1527

Niccolò Machiavelli

Vedere la politica com’è, non come la si immagina.

Firenze · Sant’Andrea in Percussina
Ritratti: evocazioni artistiche
Biografia

Il filo di una vita.

Niccolò Machiavelli fu segretario della repubblica fiorentina, diplomatico e scrittore: servì la città dal 1498 al 1512 e, dopo la destituzione, scrisse Il Principe, i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e le Istorie fiorentine. Esaminò la politica a partire dal modo in cui gli uomini si comportano davvero, misurando forza, fortuna, istituzioni e conflitto civile; il suo nome è diventato sinonimo di calcolo spietato, un’immagine che le sue opere rendono più complessa.

1469

Nascita a Firenze

Nasce il 3 maggio in un’antica famiglia fiorentina di mezzi modesti; il padre è un giurista con interessi umanistici.

1498

Seconda Cancelleria

Poche settimane dopo il supplizio di Savonarola è eletto segretario della Seconda Cancelleria e presto serve anche i Dieci, magistratura per la guerra e la diplomazia.

1502–1503

Legazioni presso Cesare Borgia

Le sue lettere dalla Romagna seguono da vicino i metodi del Valentino; il duca diventerà un esempio centrale del Principe.

1506–1509

Milizia fiorentina

Organizza una milizia reclutata nel contado fiorentino, che partecipa alla riconquista di Pisa nel 1509.

1512–1513

Destituzione e Il Principe

Il ritorno dei Medici gli costa l’ufficio; dopo il carcere e la tortura si ritira nel suo podere e stende Il Principe.

1527

Morte a Firenze

Muore in giugno, poche settimane dopo il sacco di Roma; Il Principe e i Discorsi sono stampati solo nel 1531–1532.

Comprendere una vita in profondità

01Firenze e una formazione umanistica

Niccolò Machiavelli nasce a Firenze il 3 maggio 1469 in una famiglia antica ma impoverita. Il padre Bernardo, dottore in legge con una modesta biblioteca, ottiene un Tito Livio a stampa in cambio della compilazione dell’indice dei luoghi, primo legame con lo storico che il figlio commenterà. Niccolò impara il latino, legge storici e poeti romani e copia perfino di sua mano il poema di Lucrezio. Quando i Medici vengono cacciati nel 1494 e la predicazione di Savonarola domina la città, assiste alla ricostruzione di una repubblica fra fazioni ed eserciti stranieri.

02Segretario e inviato della repubblica

Nel giugno 1498, poche settimane dopo il supplizio di Savonarola, è eletto a capo della Seconda Cancelleria e presto serve i Dieci incaricati della guerra e degli affari esterni. Per quattordici anni scrive dispacci e compie legazioni presso Caterina Sforza, alla corte di Francia, presso Cesare Borgia in Romagna, a Roma e presso l’imperatore Massimiliano. Vicino al gonfaloniere Piero Soderini, convince la città a formare una milizia reclutata nel proprio dominio, che contribuisce a riconquistare Pisa nel 1509. Questi anni gli forniscono i casi e i confronti delle opere successive.

03Caduta, esilio e grandi trattati

Nel 1512 un esercito spagnolo restaura i Medici, Soderini fugge e Machiavelli perde i suoi uffici. All’inizio del 1513, sospettato di aver preso parte a una congiura, è incarcerato e torturato, poi liberato con l’amnistia seguita all’elezione di papa Leone X. Ritirato nel podere di Sant’Andrea in Percussina, racconta in una lettera del 10 dicembre 1513 come ogni sera indossi panni curiali per conversare con gli antichi e abbia composto un opuscolo sui principati. Seguono i Discorsi su Tito Livio, la commedia Mandragola e le conversazioni con giovani repubblicani negli Orti Oricellari.

04Ultimi incarichi ed eredità discussa

Dal 1520 riconquista a poco a poco il favore dei Medici: scrive una Vita di Castruccio Castracani, stende per loro una proposta di riforma degli ordinamenti fiorentini e riceve l’incarico delle Istorie fiorentine, che presenta a papa Clemente VII nel 1525. L’Arte della guerra esce nel 1521. Muore a Firenze il 21 giugno 1527, subito dopo il sacco di Roma e il ritorno della repubblica. Il Principe e i Discorsi sono stampati nel 1531–1532 e nel 1559 tutte le sue opere finiscono all’Indice. Da allora è stato letto come maestro di tirannide, come repubblicano dissimulato, secondo l’ipotesi di Spinoza e Rousseau, e come fondatore di una scienza politica separata dalla teologia.

Un’eredità e le sue tensioni.

La sua opera ha aperto un dibattito duraturo sul rapporto fra etica e politica, ha nutrito il pensiero repubblicano da Harrington ai fondatori americani e resta discussa: alcuni vi leggono un maestro del male, altri un teorico della libertà, del conflitto e delle istituzioni. Leggerlo significa distinguere i testi dalla leggenda del «machiavellismo».

Fonti e riferimenti

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