Assurdo e rivolta · saggio, romanzo e teatro · 1913–1960

Albert Camus

Bisogna immaginare Sisifo felice.

Algeri · Parigi · Lourmarin
Biografia

Il filo di una vita.

Albert Camus fu uno scrittore francese nato in una famiglia povera dell’Algeria, giornalista della Resistenza, romanziere, drammaturgo e saggista, premio Nobel per la letteratura nel 1957. Descrisse l’assurdo come lo scontro tra l’esigenza umana di senso e un mondo che resta muto, respinse sia il suicidio sia il salto nella fede e cercò poi nella rivolta un valore che pone limiti alla violenza, contro gli omicidi politici del suo secolo.

1913

Nascita a Mondovi

Nacque il 7 novembre a Mondovi, nell’Algeria francese; il padre morì nel 1914 per le ferite riportate nella battaglia della Marna.

1942

Lo straniero e Il mito di Sisifo

Gallimard pubblicò il romanzo a giugno e il saggio a ottobre, nella Parigi occupata.

1944–1947

Caporedattore di Combat

Diresse il giornale del movimento di resistenza Combat dalla clandestinità alla Liberazione e ai primi anni del dopoguerra.

1951–1952

L’uomo in rivolta e la rottura con Sartre

La critica della violenza rivoluzionaria condotta nel saggio suscitò una recensione ostile su Les Temps modernes e pose fine alla sua amicizia con Sartre.

1957

Premio Nobel per la letteratura

L’Accademia svedese premiò un’opera che illumina con lucida serietà i problemi della coscienza umana del nostro tempo.

1960

Morte sulla strada

Morì il 4 gennaio presso Villeblevin, in un’auto guidata da Michel Gallimard; nella sua borsa fu trovato il manoscritto incompiuto del Primo uomo.

Comprendere una vita in profondità

01Algeri, povertà e luce

Albert Camus nacque nel 1913 a Mondovi, nell’Algeria orientale, secondo figlio di un cantiniere ferito a morte sulla Marna nel 1914 e di Catherine Sintès, donna semisorda e analfabeta di origine minorchina. Crebbe nel quartiere popolare di Belcourt, ad Algeri, dove il maestro Louis Germain gli ottenne una borsa di studio per il liceo e dove Jean Grenier gli insegnò filosofia. Un primo attacco di tubercolosi, nel 1930, pose fine ai suoi anni da portiere e in seguito gli precluse l’agrégation. Nel 1936 completò una tesi su Plotino e sant’Agostino, militò nel Partito comunista dal 1935 al 1937, fondò una compagnia teatrale amatoriale e pubblicò Il rovescio e il diritto nel 1937 e Nozze nel 1938, saggi lirici sul sole e sul mare del Mediterraneo. Come cronista di Alger républicain denunciò nel 1939 la miseria della Cabilia.

02Il ciclo dell’assurdo e la Resistenza

Nel 1940 Camus si trasferì a Parigi come segretario di redazione di Paris-Soir, sposò Francine Faure a Lione nel dicembre di quell’anno e trascorse il 1941 a Orano, dando gli ultimi ritocchi a quello che chiamò il ciclo dell’assurdo: Lo straniero, Il mito di Sisifo e il dramma Caligola. I due libri uscirono nel 1942; quell’estate partì per curare la tubercolosi nel Massiccio Centrale, dove lo sbarco alleato in Nord Africa, a novembre, lo separò dall’Algeria. Entrò nel movimento Combat, assunse nel 1944 la direzione del suo giornale clandestino e, dopo la Liberazione, scrisse editoriali che ne fecero una delle voci morali del momento; l’8 agosto 1945 fu tra i pochi a condannare il bombardamento di Hiroshima. Lettore per Gallimard dal 1943, portò in scena Il malinteso nel 1944 e Caligola nel 1945, e nel 1947 La peste, allegoria dell’occupazione e della resistenza, divenne il suo più grande successo.

03Rivolta, misura e la grande polemica

Dopo la guerra Camus rifiutò l’etichetta di esistenzialista e, negli articoli Né vittime né carnefici del 1946, respinse ogni politica che giustificasse l’omicidio in nome dell’avvenire. I giusti, messo in scena nel 1949, portava sul palco i terroristi russi del 1905 che rifiutavano di uccidere dei bambini, e L’uomo in rivolta, pubblicato nel 1951, ricostruiva come la rivolta contro l’ingiustizia si trasformi in terrore rivoluzionario. La recensione di Francis Jeanson su Les Temps modernes nel 1952, seguita da uno scambio di lettere con Sartre, pose fine alla loro amicizia e isolò Camus a sinistra. Mentre la guerra d’Algeria si inaspriva, nel gennaio 1956 lanciò ad Algeri un appello per una tregua civile che risparmiasse i civili di entrambe le parti; il tentativo fallì ed egli si ritirò in gran parte dal dibattito pubblico. Nello stesso anno La caduta, confessione di un avvocato divenuto giudice-penitente, rivelò un volto più cupo e più ironico della sua opera.

04Il Nobel e il libro incompiuto

Nel 1957 Camus pubblicò i racconti dell’Esilio e il regno e le Riflessioni sulla ghigliottina, un’arringa contro la pena di morte, e a ottobre ricevette il premio Nobel per la letteratura; dedicò i suoi discorsi di Svezia al vecchio maestro Louis Germain. In un incontro con gli studenti a Stoccolma, interrogato sull’Algeria, disse che se la giustizia erano le bombe sui tram di Algeri, dove poteva trovarsi sua madre, egli preferiva sua madre. Con il denaro del premio acquistò una casa a Lourmarin, in Provenza, e nel 1959 portò in scena il suo adattamento dei Demoni di Dostoevskij. Il 4 gennaio 1960 morì quando l’auto guidata dall’amico Michel Gallimard si schiantò contro un albero presso Villeblevin. Il manoscritto trovato accanto a lui, Il primo uomo, romanzo autobiografico su un’infanzia algerina, fu pubblicato dalla figlia Catherine nel 1994.

Un’eredità e le sue tensioni.

La sua opera resta tra le più lette della letteratura francese moderna ed è al centro dei dibattiti sull’assurdo, sulla violenza politica, sulla pena di morte e sull’etica dei mezzi e dei fini. La polemica con Sartre inquadra ancora la discussione sugli intellettuali e il comunismo, mentre la sua posizione durante la guerra d’Algeria e l’arabo senza nome dello Straniero vengono riletti dalla critica postcoloniale e da romanzieri come Kamel Daoud.

Fonti e riferimenti
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