Nascita a Roma
Nato verso il 477 in una famiglia senatoria legata agli Anici, perse presto il padre e fu allevato dal senatore Simmaco, di cui sposò la figlia Rusticiana.
Una biblioteca di pensiero
Cercare, nella disgrazia, il bene che la fortuna non può riprendere.
Senatore e studioso romano nell’Italia ostrogota, Boezio si propose di tradurre e spiegare in latino Aristotele e Platone e di mostrare fino a che punto concordassero. I suoi commenti logici e i trattati teologici hanno plasmato il lessico del Medioevo latino; condannato per tradimento, scrisse in carcere la Consolazione della filosofia, dialogo su fortuna, felicità, provvidenza e libertà.
Nato verso il 477 in una famiglia senatoria legata agli Anici, perse presto il padre e fu allevato dal senatore Simmaco, di cui sposò la figlia Rusticiana.
Tradusse e commentò la logica di Aristotele e l’Isagoge di Porfirio, nel dichiarato progetto di rendere accessibili in latino Aristotele e Platone.
Fu console nel 510, senza collega, sotto il re ostrogoto Teodorico.
Compose cinque opuscoli sulla Trinità, la bontà delle sostanze e la persona di Cristo, nel contesto delle controversie fra Roma e Costantinopoli.
Nell’anno in cui i suoi due figli furono consoli insieme, divenne maestro degli uffici alla corte di Teodorico a Ravenna.
Dopo aver difeso il senatore Albino fu accusato di tradimento e condannato senza essere ascoltato; in carcere scrisse la Consolazione prima dell’esecuzione, verso il 524.
Boezio nacque verso il 477, poco dopo la deposizione dell’ultimo imperatore d’Occidente nel 476, nell’aristocrazia senatoria di Roma. Il padre, console nel 487, morì quando egli era bambino; fu allevato da Quinto Aurelio Memmio Simmaco, senatore colto di cui sposò la figlia Rusticiana. L’Italia era allora governata dal re ostrogoto Teodorico, che mantenne il senato e gran parte dell’amministrazione romana. Boezio acquisì una padronanza eccezionale del greco, ma non si sa dove l’abbia appresa. Lettere redatte da Cassiodoro a nome di Teodorico ne lodano la dottrina e gli chiedono un orologio ad acqua e una meridiana come doni diplomatici.
Nel secondo commento al trattato Sull’interpretazione di Aristotele, Boezio annunciò il progetto di tradurre in latino tutte le opere di Aristotele e di Platone che potesse procurarsi, di spiegarle e di mostrare che i due filosofi concordano sulla maggior parte dei punti essenziali. Portò a termine versioni latine di gran parte dei trattati logici di Aristotele e dell’Isagoge di Porfirio, ne commentò diversi insieme ai Topici di Cicerone e scrisse brevi manuali sul sillogismo, la divisione e l’argomentazione topica. I suoi manuali di aritmetica e di musica, adattati da fonti greche, introdussero il termine quadrivio. Nessuna traduzione di Platone è conservata e il programma rimase incompiuto.
Fra il 512 e il 522 circa Boezio scrisse cinque brevi trattati teologici, in un periodo in cui Roma e Costantinopoli erano divise su come descrivere la persona di Cristo. Applicò le categorie di Aristotele alla Trinità, definì la persona come sostanza individuale di natura razionale e, in un denso trattato costruito su assiomi, chiese come le cose create possano essere buone senza essere la bontà stessa. Alcuni studiosi moderni dubitarono che l’autore della Consolazione fosse cristiano finché un frammento di Cassiodoro, pubblicato nel 1877, non gli attribuì scritti teologici. Gilberto Porretano, Thierry di Chartres e Tommaso d’Aquino commentarono in seguito questi testi.
Nel 522 Boezio raggiunse il culmine della carriera: i due figli furono consoli insieme ed egli divenne maestro degli uffici a Ravenna. Poco dopo difese il senatore Albino, accusato di corrispondenza sediziosa con Costantinopoli, e fu a sua volta incriminato di tradimento e sacrilegio sulla base di lettere che dichiarò falsificate. Condannato senza essere ascoltato, scrisse la Consolazione in carcere e fu giustiziato verso il 524; Simmaco fu messo a morte poco dopo. La sua tomba a Pavia divenne centro di un culto locale di san Severino Boezio, e Dante lo collocò fra i sapienti del Paradiso. Il rapporto fra la sua filosofia e la sua fede resta discusso.
Fino al XII secolo traduzioni e commenti di Boezio furono la principale via latina alla logica aristotelica; la sua risposta sugli universali, la definizione di persona e la concezione dell’eternità furono riprese da Abelardo, Gilberto Porretano e Tommaso d’Aquino. Tradotta da re Alfredo, Jean de Meun, Chaucer ed Elisabetta I, la Consolazione divenne uno dei libri più copiati dell’Europa medievale; quanto sia un’opera cristiana resta discusso.
Fonti e riferimenti